Percorso

Non credo che il valore di una persona si possa misurare con un curriculum o con un elenco di tappe. Si riconosce piuttosto dalle tracce che lascia, nelle cose che realizza.

Il mio percorso comincia in una casa semplice, dove lo spazio era poco e la fantasia faceva il resto. Da ragazzino osservavo le abitazioni moderne sulle riviste o nelle sequenze di qualche film al cinema. Immaginavo ambienti luminosi, oggetti essenziali, dettagli studiati con cura. Erano luoghi che sentivo lontani e, per me, irraggiungibili. Così ho iniziato a costruirli nell'unico modo che conoscevo: disegnandoli.

Col tempo ho capito che quel desiderio non riguardava soltanto le case. Era un modo di guardare il mondo. Cercare equilibrio, proporzione, armonia. Provare a immaginare qualcosa di migliore e, quando possibile, trasformarlo in realtà.

Negli anni Novanta, per chi lavorava nella comunicazione, Milano era quasi un passaggio obbligato. Era la città che parlava “pubblicitario”: non esserci significava, in qualche modo, restare ai margini di un mondo che stava cambiando rapidamente. Le esperienze con agenzie come The Herald Group, Pubblicitari Associati e S&P Target mi portarono a confrontarmi con realtà e linguaggi diversi, fino al ruolo di Creative Director e all'iscrizione all'OTEP, che allora raccoglieva molti dei professionisti italiani del settore.

Ma, più dei ruoli e delle sigle, ciò che mi interessava era capire perché una soluzione funzionasse e un'altra no. Perché un'immagine attirasse lo sguardo, una forma trasmettesse immediatamente una sensazione, un messaggio riuscisse a raggiungere qualcuno prima ancora di essere analizzato razionalmente. Da allora il mio modo di lavorare è rimasto lo stesso. Penso, immagino, e poi disegno, progetto, modifico, e... ricomincio. Tolgo il superfluo, aggiungo ciò che serve. A volte demolisco un'idea per ricostruirla da capo. Non per inseguire la perfezione, ma per arrivare a una soluzione che abbia un senso, che sia coerente, che restituisca la sensazione di essere esattamente dove dovrebbe essere.

Con gli anni ho scoperto che discipline apparentemente lontane parlano la stessa lingua.
L'architettura insegna il valore dello spazio.
Il design educa all'essenzialità.
La grafica organizza il pensiero attraverso forme, colori e proporzioni.
L'impaginazione accompagna lo sguardo, senza farsi notare.
Anche un marchio racconta qualcosa prima ancora di essere letto: una curva e uno spigolo evocano emozioni diverse, perché il nostro cervello interpreta le forme molto prima delle parole.

L'incontro con il neuromarketing ha aggiunto un tassello importante a questo modo di vedere le cose. Mi ha fatto comprendere meglio quanto, nella comunicazione, una parte del messaggio venga elaborata prima ancora che intervenga il ragionamento consapevole. Quello che per anni avevo osservato attraverso il mestiere trovava così una spiegazione nei meccanismi della percezione e nelle risposte del nostro cervello.
PensieroEsposizione (comunicazione)PercezionePensiero (riformulato dal target)Azione

Poi sono arrivati i libri.
Scrivere, in fondo, è stata la naturale estensione dello stesso percorso: se un progetto dà forma a un oggetto e la grafica dà forma a un messaggio, un romanzo prova a dare forma a un'idea per trasferirla agli altri. Cambia lo strumento, il media, non l'intento.

È per questo che, in questo sito, convivono libri, progetti e immagini. Non rappresentano attività separate, ma modi diversi di esprimere la stessa sensibilità.




Percorso