In un futuro non troppo lontano, l'umanità vive sotto il controllo di un potere che promette sicurezza, salute e progresso, ma che ha trasformato la scienza in uno strumento di dominio.

Bruno e Massimo sono due amici fuori dagli schemi. Con ironia e ostinazione denunciano gli abusi dell'Ordine Primario, finché vengono arrestati e trascinati in un misterioso laboratorio. Da quel momento si ritrovano coinvolti in una vicenda molto più grande di loro, le cui radici affondano in un antico progetto scientifico e in una verità che qualcuno è disposto a cancellare per sempre.

A migliaia di anni luce dalla Terra, sul pianeta Birion, il giovane esploratore Andros riceve dal suo maestro Vires un'eredità inattesa: una semplice pietra proveniente dal nostro pianeta, destinata a cambiare il corso della sua vita. Nello stesso tempo, la brillante ricercatrice Sibilla segue le tracce del nonno Sante, uno scienziato scomparso dopo aver scoperto la deriva criminale di una rivoluzionaria formula capace di modificare il destino dell'umanità.

Le loro storie, apparentemente lontanissime, finiranno per convergere in un'unica battaglia contro il controllo delle coscienze, dove libertà, conoscenza e amicizia diventano l'ultima forma di resistenza.

Tra misteri, inseguimenti, antiche eredità e mondi lontani, il romanzo intreccia fantascienza, avventura e riflessione filosofica, ponendo una domanda quanto mai attuale: quanto siamo disposti a sacrificare della nostra umanità in cambio della promessa di un mondo perfetto?

Note dell’autore

«Once Upon a Time» — Settembre 2013 —
C’era una volta — anzi no — una sera. Una di quelle in cui cammini senza meta, tanto per prendere fiato dalla giornata o dal mondo che non ti lascia tregua.
Io e Massi stavamo girando per Fermo, come al solito senza fare nulla di utile: due vecchi amici con le ginocchia stanche e la testa piena di idee, come sempre, strampalate. Fu in uno di quei giri a vuoto che uno di noi (forse lui, forse io — litigavamo su chi l’avesse detto per primo) pronunciò la frase fatale:
«Dovremmo scrivere un libro insieme.»
La cosa bella è che non stavamo parlando per scherzo. O meglio: stavamo scherzando sul serio. E così, tra le solite reminiscenze e le battute scurrili, è nata la prima traccia di questo racconto. Una traccia destinata, purtroppo, a rimanere tale.

Poi Massi se n’è andato.

Non c’è stato tempo per scrivere il libro insieme, almeno non con carta e penna. Ma alcune delle sue idee ci sono ancora, almeno quelle incise nella mia memoria. Sono rimaste lì dove le aveva lasciate: a parole, nei vicoli di Fermo, tra le battute folli dei personaggi improbabili e le frasi non dette.

I contorni della storia, però, sono cambiati: la Grecia è diventata Sicilia; l’alieno — in origine terrestre — avrebbe dovuto innamorarsi della scienziata. Erano visioni di Massi, e senza di lui non riuscivo più a metterle a fuoco. Così ho ricominciato da capo, reinventando luoghi, toni e dettagli.

A volte mi basta chiudere gli occhi per sentirlo commentare: «Oh, Bruné… la scienziata dev’esse’ ’na strafiga, magari c’ha centomila anni ma…» Oppure: «Daje, ce mettemo ’na scena col paracadute… o almeno quella col cinghiale…»
E ancora: «…li razzi spaziali? L’alieni?
Tu stai fori de testa…
…Boh, però ce pensi tu, eh?»

Immaginavamo un futuro che lui non ha avuto. Quelle battute ora sono solo frammenti attutiti dal tempo. Ma io dovevo trovare un’altra strada per arrivare a destinazione — e quella strada era scrivere questo libro per lui.
Soprattutto per lui.
Perché ogni storia, anche la più assurda, ha bisogno di un amico che ti convinca che vale la pena raccontarla. E allora, Massi: se lassù c’è un bar, ordina due bicchieri. Prima o poi arrivo anch’io, e la leggeremo insieme.

— Br1 —